L' arte della memoria

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NEWSLETTER D’ARTE – 9 – Intrecci culturali nel tesoro di Sutton Hoo

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Se ne parlava da tempo tra gli abitanti della zona di Woodbridge, nel Suffolk. Dicevano che un tesoro segreto si nascondesse sotto le tombe della necropoli pagana di Sutton Hoo. Quando nel 1938 si iniziò a scavare il tesoro fu trovato davvero. Era all’interno di una nave tirata a secco dal vicino fiume Deben e interrata sotto un tumulo di due metri di terra.  La nave era larga 4,4 metri e lunga 27 e conservava i resti di una camera sepolcrale lignea costruita probabilmente sul ponte. Al suo interno era stato sepolto il corpo di un uomo, sicuramente importante dato il valore del suo corredo funebre. Il ritrovamento di alcuni manufatti con richiami al cristianesimo ha fatto ipotizzare che il defunto potesse essere Redwald, “bretwalda” (capo supremo dei Bretoni) dell’ Anglia orientale, primo re anglosassone ad accogliere il battesimo cristiano. Redwald morì intorno al 624 e fu ricordato per non aver mai scelto un solo paradiso e per aver pregato fino alla morte i propri dei d’origine e il Dio cristiano. Non stupisce dunque se il rito scelto per farsi seppellire sia quello tipico delle culture norrene che del mare avevano fatto la fonte di sostentamento e che vedevano nella nave il mezzo per sopravvivere e il simbolo della propria cultura. E non stupisce che, nello scegliere il rito per la propria morte, Redwald abbia voluto forse lasciarsi aperte più possibilità: non ci sono prove certe della sua cremazione e sappiamo dagli studi che il rito funebre celebrato sulla sua tomba fu probabilmente una versione mitigata rispetto a quelli tradizionali: mancano tracce dei sacrifici animali e umani che costituivano uno dei momenti più tipici dei funerali scandinavi e le cui tracce sono evidenti in altri tumuli della stessa zona sepolcrale. Forse una concessione alla sua nuova fede.

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Il ricchissimo corredo funebre ci racconta di un capo guerriero, seppellito con l’elmo, lo scudo, la spada e i suoi gioielli da parata, tutti realizzati in modo sapiente da una bottega orafa legata alla  tradizione scandinava, sia per la tecnica sia per il repertorio decorativo di chiara origine germanica. Ma il defunto aveva bisogno anche di oggetti di uso quotidiano nel suo viaggio verso l’aldilà e per provvedere a questo  furono lasciati sulla nave scodelle, piatti, mestoli e cucchiai d’argento che provengono invece da botteghe del Mediterraneo orientale. Due culture che s’incontrano nella tomba di un re barbaro e pagano: quella nordica arrivata in Inghilterra con la conquista degli Anglosassoni, e quella  classica mediata prima dalla conquista romana e poi dai traffici commerciali.
Tra gli oggetti rinvenuti ciò che meglio simbolizza questo dialogo culturale è sicuramente il motivo decorativo a intreccio che ricorre pervasivo sulle fibule, sugli elementi metallici dello scudo e sull’elmo e che, pur utilizzando un repertorio di forme appartenenti al mondo germanico, non può non richiamare alla mente i meandri continui dell’arte mediterranea e orientale. In questi elementi si rintracciano forme animali che hanno perso l’aspetto naturalistico e si sono trasformate in elementi astratti, scomposti e rimodellati per essere adattati alle superfici che riempiono senza interruzione.  La natura sublimata e ricomposta attraverso la decorazione.

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Un  labirinto ipnotico, quello creato dall’intreccio metallico, che ne richiama un altro, quello delle pagine miniate dei coevi codici irlandesi, scozzesi e inglesi a sancire il passaggio del linguaggio decorativo dalla superficie metallica a quella più ampia e morbida della pergamena. Nelle pagine cosiddette “a tappeto” degli straordinari Evangeliari di Durrow, di Lindisfarne e di Kells l’intreccio diventa un elemento metamorfico dal movimento inarrestabile e quasi fluido, satura le iniziali delle pagine e trasforma la scrittura in qualcos’altro, non più simbolo da leggere ma da ammirare.
Salvati dalle razzie norrene, molti di questi codici insulari lasciarono poi le terre d’origine e andarono a riempire le biblioteche monastiche di tutta Europa. E lì, negli scriptoria, le loro decorazioni a intreccio geometrico e lo stile animalistico della cultura nordica incontrarono i nuovi linguaggi decorativi dell’arte carolingia e dell’eredità classica recuperata, innestandosi fra loro e dando vita a nuovi linguaggi.
Così, gli intrecci del corredo funebre di Sutton Hoo diventano il filo rosso di un dialogo tra due mondi soltanto in apparenza distanti: il bagaglio culturale di un mondo pagano, fatto di credenze animistiche e popolato da mostri e creature fantastiche, si sposta all’interno dell’universo cristiano.  Ma il suo percorso di contaminazione non si fermerà perché, dopo aver incontrato e accolto la tradizione naturalistica, l’intreccio delle pagine miniate andrà a fecondare quello lapideo dell’arte romanica.
La tomba a forma di nave di un re barbaro ci racconta la nostra storia, quella di un dialogo millenario e ininterrotto tra culture diverse, fatto di movimenti di popoli e di merci, di migrazioni di simboli e significati, in uno scambio e in un dialoga dal flusso continuo e inarrestabile.
Grazie per l’attenzione, a presto con il prossimo appuntamento.

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