L' arte della memoria
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BASILICA SOTTERRANEA DI PORTA MAGGIORE – DOMENICA 22 LUGLIO ORE 12:00

Subito fuori l’odierna Porta Maggiore, punto di convergenza del più importante gruppo di acquedotti della Roma imperiale, si nasconde, sette metri sotto il livello dell’attuale via Prenestina, un interessantissimo complesso monumentale, riportato alla luce casualmente, in seguito ad un cedimento del terreno lungo la linea ferroviaria Roma-Cassino nell’aprile del 1917.
In epoca romana quest’area suburbana, era denominata “ad Spem Veterem”, data l’esistenza di un antico tempio dedicato a Spes, di cui purtroppo non si è rinvenuta traccia nel terreno, ma menzionato dagli autori antichi che collegano il luogo alle vaste proprietà della Gens Statilia, a cui appartiene anche il Colombario ancora oggi visibile a circa duecento metri dall’edificio sotterraneo.
Il complesso si compone di un corridoio di accesso che immette in un Vestibolo, attraverso il quale si entra nella sala principale di tipo basilicale. L’impianto architettonico segue un orientamento est-ovest e in origine prevedeva un ingresso esterno costituito da una lunga galleria coperta con volta a botte che, da est sopraterra, con una notevole pendenza scendeva lungo il lato settentrionale della Basilica per poi piegare ad angolo retto e raccordarsi al Vestibolo.
Oggi del corridoio, che doveva essere anch’esso decorato come gli altri ambienti, resta solo l’ultimo tratto che immette nel Vestibolo, caratterizzato da una pianta quadrangolare con volta a padiglione traforata da un lucernario; da qui si accede alla sala principale: un’aula rettangolare suddivisa da sei pilastri in tre navate coperte con volte a botte. La navata centrale, più ampia rispetto alle navate laterali, presenta sul fondo un abside.
All’articolata planimetria, che poi diverrà canonica per gli edifici di culto cristiani, corrisponde una preziosa decorazione che stende sui pavimenti una tessitura a mosaico bianco e nero, mentre sulle pareti e sulle volte si alternano affreschi policromi e stucchi figurati.
Nell’aula a tre navate domina il colore bianco della decorazione a stucco: nel catino absidale è raffigurata Saffo nell’atto di lanciarsi dalla rupe di Leucade; nel quadro al centro della volta della navata mediana campeggia la figura di Ganimede, rapito da un Genio alato. Su tutte e tre le volte a botte cornici modanate delimitano specchiature geometriche in cui si dispongono, con notevole varietà di temi, le rappresentazioni figurate che riconducono al repertorio della mitologia classica, al rituale mistico o a scenette di vita quotidiana, mentre sulle pareti, al di sopra di una zoccolatura affrescata in rosso, si stendono grandi pannelli con raffigurazioni paesaggistiche stilizzate.
Nel Vestibolo l’apparato decorativo viene arricchito dall’uso della policromia sia sulla volta, anche qui ripartita in quadretti figurati, sia sulle pareti dove si ripetono i temi paesaggistici vivacizzati dalla presenza di uccelli e ghirlande floreali.
L’eleganza e l’organicità del tessuto decorativo fanno della Basilica un’opera d’arte unitaria riferibile ai primi decenni del I secolo d.C., sia per la scelta dei soggetti che per lo stile della realizzazione, i cui confronti più stringenti si riscontrano – sempre a Roma – con i coevi esempi forniti dal già citato Colombario degli Statili, dal criptoportico sul Palatino, dalla Sala dalla Volta Dorata della Domus Aurea.
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Visita ad Ostia Antica – seconda parte

Una giornata dalla gradevole temperatura di inizio estate ha reso ancora più piacevole la passeggiata archeologica in quel di Ostia Antica: le terme, il teatro, il foro, le tabernae, il mitreo, la sinagoga hanno fatto da scenografia alla voce narrante della bravissima Sara Millozzi, dalle grandi vicende storiche ai piccoli episodi della quotidianità. Infine un momento conviviale nel Borgo, con la sua buona cucina a fare da arrivederci alla ripresa autunnale delle visite.

 

DOMENICA 24 GIUGNO ore 15,30 Viale dei Romagnoli, 717 – OSTIA ANTICA (II parte)

La nostra visita riprenderà avvio dalle Terme del Foro (le più estese di Ostia, con una superficie originaria di 3200 m² dove, tra le altre cose, avremo modo di osservare una forica ancora splendidamente conservata. Attraverseremo nuovi luoghi e spazi della vita civile e religiosa per arrivare ad un affascinante Mitreo con un’immagine di culto davvero insolita; da qui il nostro percorso proseguirà lungo il Decumano Massimo dove visiteremo le Tabernae dei Pescivendoli e il Macellum (mercato di primizie) in direzione di Porta Marina. Usciti dalla città incontreremo infine la Sinagoga ostiense, la più antica sede di culto ebraico in tutta l’Europa occidentale.

(a cura di Sara Millozzi)

 

 

 

 

 

 

 

Visita a San Pietro in Montorio

Limpida giornata al Monte d’oro (Gianicolo). Limpida architettura di Bramante di cui Renata Samperi ci ha raccontato la cultura, il coraggio e le licenze necessarie ad un’arte pratica come l’architettura, che deve misurare la teoria e le proporzioni con il dato materiale. Insomma, gli ordini non sono come ce li hanno insegnati a scuola! Meno limpido l’interno della chiesa, un po’ polverosa e malconcia. Con un’illuminazione adeguata però abbiamo potuto godere di dipinti e di arredi architettonici e scultorei, di Sebastiano del Piombo (all’inizio del suo scontro con Raffaello), di Vasari e di Daniele da Volterra. Dietro le quinte, ma molto presente, Michelangelo

 

SABATO 16 GIUGNO ore 10 – SAN PIETRO IN MONTORIO E TEMPIETTO DI BRAMANTE

La chiesa di San Pietro in Montorio costituisce una significativa testimonianza dell’architettura romana di fine Quattrocento contaminando, in un assetto sostanzialmente unitario, forme e tipologie di diversa provenienza.
Il tempietto, realizzato a fianco della chiesa nei primissimi anni del Cinquecento su progetto di Bramante, è espressione di un momento irripetibile di umanistica coincidentia tra culto dell’Antico e Cristianesimo. Situato sul luogo ritenuto a lungo del martirio di Pietro, riprende l’impianto degli antichi templi peripteri rotondi e allo stesso tempo celebra, nella forma circolare e nelle figurazioni cristiane delle metope del fregio dorico, l’autorità universale della chiesa di Roma.
L’interno della chiesa è in condizioni conservative purtroppo molto critiche ma permette di ammirare, nella prima cappella a destra, un capolavoro assoluto: la Flagellazione di Sebastiano del Piombo dipinta a olio su muro, così potente da influenzare lo stesso Caravaggio meno di un secolo dopo.

(a cura di Rossella Faraglia e Renata Samperi)

 

MOSTRA “TURNER. OPERE DALLA TATE”

E’ stata una piacevole e importante occasione per conoscere da vicino le opere di un artista internazionalmente famoso ma poco fruibile nella panoramica italiana. Abbiamo scoperto l’evoluzione del suo linguaggio pittorico e i motivi del suo variegato influsso sui maggiori artisti del ‘900. Un sentito GRAZIE a Matteo Piccioni che ci ha condotti con consueta maestria in questo percorso culturale.

 

 

SABATO 9 GIUGNO – MOSTRA “TURNER. OPERE DALLA TATE” – CHIOSTRO DEL BRAMANTE

La Tate Britain di Londra e il Chiostro del Bramante organizzano le prima mostra romana interamente dedicata al grande protagonista della pittura di paesaggio della prima metà dell’Ottocento, Joseph Mallord William Turner (1775-1851). Si tratta di una selezione delle opere del Turner Bequest (Lascito Turner), i lavori che provenivano dallo studio personale del pittore e che ne rappresentano, dunque, il lato più intimo. La mostra raccoglie più di 90 opere, tra schizzi, studi, acquerelli, disegni e olii che raccontano i suoi ricordi e le sue emozioni e che ci mostrano i suoi appunti di viaggio e gli spunti per i dipinti più impegnativi; si tratta di opere che permetteranno di immergerci nel “laboratorio” dell’artista e di scoprire i segreti della sua tecnica e del suo stile che influenzò enormemente tutta la pittura a venire, addirittura fino all’Informale del secondo dopoguerra.
Di seguito alcuni esempi della sua produzione di acquerelli, laddove il finito e il non finito si compenetrano rendendo il lascito artistico unico e inconfondibile.

(a cura di Matteo Piccioni)